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Laurenzana, dalla parrocchia: festa della Madonna Addolorata; settenario, processione, convegni diocesani, pellegrinaggio a Tolve; gli orari delle sante messe della settimana (14-20 settembre); il commento alla 24ª settimana del Tempo Ordinario: La misura del perdono

13-09-2026 13:56 - notizie 2026
LAURENZANA - Dalla parrocchia: festa della Madonna Addolorata; settenario, processione, convegni diocesani, pellegrinaggio a Tolve; gli orari delle sante messe della settimana (14-20 settembre); il commento alla 24ª settimana del Tempo Ordinario: La misura del perdono.

- Parrocchia "Assunzione di Maria Vergine" Laurenzana -

LUNEDÌ 14 SETTEMBRE
Ore 9 santa messa in Chiesa Madre e settenario alla Madonna Addolorata
Ore 17 ad Acerenza in Cattedrale convegno diocesano

MARTEDÌ 15 SETTEMBRE
Ore 9 santa messa in Chiesa Madre e settenario alla Madonna Addolorata
Ore 17 ad Acerenza in Cattedrale convegno diocesano

MERCOLEDÌ 16 SETTEMBRE
In mattinata pellegrinaggio a Tolve
Ore 17.30 santo rosario e settenario alla Madonna Addolorata in Chiesa Madre
Ore 17 ad Acerenza in Cattedrale convegno diocesano

GIOVEDÌ 17 SETTEMBRE
Ore 18 santa messa in Chiesa Madre e settenario alla Madonna Addolorata

VENERDÌ 18 SETTEMBRE
Ore 18 santa messa in Chiesa Madre e settenario alla Madonna Addolorata

SABATO 19 SETTEMBRE
Ore 18 santa messa in Chiesa Madre e conclusione settenario alla Madonna Addolorata

DOMENICA 20 SETTEMBRE
Festa della Madonna Addolorata
25ª domenica del Tempo Ordinario
Ore 10.30 santa messa in Chiesa Madre, al termine segue la processione in onore della Madonna Addolorata
Ore 18 santa messa in Chiesa Madre


Il commento alla 24ª settimana del Tempo Ordinario (13-19 settembre 2026)

La misura del perdono

Se è vero che nella nostra cultura si va riducendo il senso del peccato, è altrettanto vero che è cresciuta l’attenzione ai torti che riceviamo dagli altri. E questi innescano immediate rivendicazioni, esplosioni d’ira e fiumi di rancore, desideri incontrollati di rivalsa e di vendetta.

Viceversa, tutti sappiamo quanto sia liberante e gradito il perdono di un amico, perché chiunque sbaglia spesso non lo fa rendendosene conto e con cattiveria gratuita verso chi subisce le conseguenze della brutta azione.

Educato alla tenerezza da Gesù, e con la consuetudine ebraica in mente, Pietro fa un deciso passo avanti ipotizzando un perdono ripetuto sette volte (il numero indica pienezza). Nella teologia ebraica, infatti, Dio perdonava lo stesso peccato tre volte e il giudeo osservante era tenuto a imitarlo; alla quarta offesa poteva rivolgersi alla legge. Gesù, indicando un numero inverosimile, moltiplica a dismisura la corretta concessione del perdono, perché è ciò che Dio è disposto a fare con il peccatore. Perdonare è un dovere per i discepoli perché nella misura in cui sapranno perdonare, Dio accorderà loro il suo perdono. È la frase che ripetiamo ogniqualvolta recitiamo il Padre nostro. Non vorremmo essere anche noi come quel servo malvagio a cui il re avrebbe condonato una cifra immensa, se lui non si fosse accanito per pochi denari contro un suo compagno.


IL COSTO DEL PERDONO

Si fa presto a dire perdono, Signore.

Ci hai concesso la facoltà di chiedertelo,

di esprimere il nostro pentimento e proporci di cambiare,

e, con l’assoluzione del sacerdote,

la nostra coscienza torna immacolata.

Ma per noi perdonare davvero

è una questione molto più complicata.

Iniziamo a pesare la gravità del fatto subito,

accampiamo la necessità di tempo per digerirlo,

siamo più tolleranti con potenti e conoscenti,

perché intravediamo un possibile tornaconto,

mentre siamo inflessibili con gli estranei e lontani.

Il perdono, e tu lo sai Signore,

non è mai semplice e scontato.

Occorre una forza e una convinzione grande

per seppellire ira, odio e rancore.

Occorre tempo per sanare le ferite

e ricostruire una relazione,

senza la quale il perdono in realtà è solo non pensarci più,

ma non dimenticare mai, non andare oltre mai.

Tu ci mostri come non imputare le colpe,

ma comprenderle;

a non giudicare, ma a immaginarci nelle storie degli altri;

a lasciare andare il dolore, perché a conservarlo

ci perderemo noi e tutti quelli

che avranno che fare con noi.